Presentazione

Padova lega la sua storia a due elementi “pietre e acqua”.

La nostra città, infatti, posta tra il fiume Brenta a nord e il Bacchiglione a sud, da una parte risulta storicamente inserita nel cuore del ricco sistema di fiumi e canali che rendeva navigabile buona parte del territorio veneto, dall’altra può vantare mirabili chiese ed edifici storici.
Tutto il traffico commerciale su acqua proveniente da Vicenza e diretto a Venezia attraversava la città, le sue riviere, per immettersi nel canale Piovego. Attraverso questo canale nobili e patrizi, risalendo il Naviglio Interno, raggiungevano le loro tenute lungo la Riviera Euganea. La Conca delle Porte Contarine, insigne opera di ingegneria idraulica, consentiva infatti di raggiungere due corsi d’acqua, quello del Naviglio Interno proveniente da sud e che attraversava la città e il canale Piovego.

Nel corso del secolo scorso si procedette a un graduale interramento di molti canali della città, culminato negli anni ‘50 con l’interramento di parte del Naviglio Interno. Il recente recupero di alcuni tratti delle antiche vie d’acqua, anche lungo la cinta muraria cinquecentesca, ne ha reso nuovamente possibile la navigazione con battelli autorizzati.
I due itinerari di seguito descritti si snodano entro le mura cinquecentesche e, seguendo le modificazioni recenti della rete idrografica interna, vogliono riproporre, tra realtà del passato e modificazioni del presente, l’antica fisionomia della città, ricca appunto di ponti e canali, fondamentali per lo svolgersi della vita cittadina, per la sua organizzazione economica e sociale. Confrontare il diverso equilibrio tra esigenze architettoniche ed urbanistiche ed economico-sociali del passato con le nuove esigenze del contesto cittadino di oggi, ci permetterà di cogliere appieno la città nella sua dimensione dinamica, oggi come allora.
Ci congediamo dal lettore con l’intima speranza che questa guida per una “passeggiata fra ponti e canali”, fornendo l’opportunità di rivisitare l’intimo cuore urbano trasportati dal fascino discreto ma intenso degli antichi canali, possa costituire anche l’occasione per riconsiderare l’importanza dell’elemento “acqua” e la necessità di una maggiore attenzione e coscienza comune rispetto a tale bene fondamentale.

Si ringrazia la Biblioteca Civica di Padova per la gentile concessione del materiale fotografico proveniente dal fondo storico (Raccolta Iconografica Padovana)

Padova, giugno 2018
Lions Club Padova “Antenore” APS
Giuseppe Bertolini Presidente 1988 – 1989
Armando De Crescenzo Presidente 2017 – 2018

ITINERARIO N.1 (TEMPO PREVISTO CIRCA 2 ORE).

Lungo ex Naviglio interno, canale di S. Chiara, canale Alicorno, ex canale Acquette, Naviglio interno.

Vie da percorrere: Riviera dei ponti Romani, riviera Tito Livio, via Gualchiere, riviera Ruzzante, riviera Businello, via L. Belludi, via Donatello, Prato della Valle, vicolo Bristot, via Acquette, via Seminario, riviera Tiso da Camposampiero, piazza Accademia Delia.

Il percorso consente di scoprire quel che resta della rete di acque interne dopo l’interramento del Naviglio (1957-60) e di individuare i ponti che le attraversavano e quelli ancora in uso.

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1. Ex Ponte della Stua


Partendo da riviera dei Ponti Romani, dove correva il ramo destro del Bacchiglione, o Naviglio interno, ora interrato, si incontrano i resti dell’ex Ponte della Stua (si possono vedere nel sottopassaggio), che immetteva in Piazza Eremitani e che dapprima era noto come Ponte S. Matteo, perché terminava presso la Chiesa di S. Matteo in via S. Fermo.
La denominazione di Ponte della stua deriverebbe, secondo alcuni, dalla vicinanza dei bagni pubblici, caldi e freddi, (aestus-caldo-stua), le “stue”, utilizzate anche per curare gli ammalati. Padova era ricca di “stue”, ve ne erano presso il borgo della Paglia e nella contrada della “Stua” vecchia, a S. Lucia.
Secondo altri, la denominazione deriverebbe dal grande incendio del 1390 quando Novello da Carrara, dopo un lungo assedio, riprendeva la città ai Visconti entrando dalla porta S. Matteo. Il ponte fu demolito nel 1908 con l’apertura della via diretta Piazza Garibaldi- Stazione Ferroviaria.

2. Ex Ponte Altinate

Proseguendo per riviera dei Ponti Romani si incontra l’ex Ponte Altinate, di origine romana (50-40 a.C.), a tre arcate, che attraversava il Naviglio, ora interrato.
Da Porta Altinate, una delle quattro porte principali della città, corrispondenti ai quattro punti cardinali, (Porta di Ponte Molino, di S. Giovanni delle Navi, delle Torricelle e Altinate), ricostruita nel 1285, le cronache raccontano che i crociati respinsero nel 1256, Ansedisio de’ Guidotti, nipote di Ezzelino.

3. Ponte del Portelletto


Sempre in riviera dei Ponti Romani vi era, all’altezza dell’attuale via Anghinoni, il Ponte del Portelletto o piccolo porto interno e relativa porta, ora scomparsa.
Il ponte fu costruito in pietra nel 1281, in seguito ricostruito in legno e di nuovo in pietra nel 1687 per volere della famiglia Barbarigo.
Da qui partiva la barca con la posta, il viaggio fino a Venezia durava circa otto ore.

4. Ponte del Faleroto

All’altezza dell’incrocio fra riviera dei ponti Romani e l’attuale via Cesare Battisti, il Naviglio interno era attraversato dal Ponte del Faleroto, ora scomparso, di origine romana, denominato, dal 1389, delle Beccarie perché posto vicino al macello pubblico istituito da Francesco II da Carrara, e dal 1868 Ponte delle Pescherie perché vi si svolgeva il mercato del pesce.
Il nome Faleroto o Falarotto o Fallegrotti deriverebbe da una famiglia che qui aveva “suo gran casamento” oppure da falerae: muriccioli esistenti lungo quel tratto di canale.

5. Ponte S. Lorenzo

All’altezza del Palazzo Centrale dell’Università, il Bò, vi era il Ponte S. Lorenzo dal nome della Chiesa, ora abbattuta, addossata alla tomba di Antenore.
Di origine romana (40-30 a.C.) fu ricostruito nel 1281 e per qualche tempo denominato Ponte S. Stefano, dall’attiguo Monastero, ora Liceo Classico “Tito Livio”.
Dal sottopassaggio, costruito dopo l’interramento del canale, sono visibili i resti del ponte romano, a tre arcate, lungo 43,40 metri e largo 8,60 metri, il più importante dei ponti romani della città.

6. Ponte delle Torricelle

Seguendo la riviera Tito Livio e poi la riviera Ruzzante fino all’incrocio con via Roma ci si imbatte nel Ponte delle Torricelle che attraversa il tronco secondario del Bacchiglione, detto Naviglio che qui dà origine al canale di S. Chiara che poi sbocca nell’Alicorno.
Il ponte prende la denominazione da due piccole torri e da una terza più alta del Palazzo Piccacavera o Forzaté, ivi esistente e distrutto da Ezzelino nel 1237.
Le torri, dapprima incorporate nelle mura di difesa, furono demolite nel 1789 e le pietre utilizzate nella sistemazione del Prato della Valle. La porta delle Torricelle fu demolita nel 1819.

7. Sottopassaggio delle Gualchiere

A pochi passi, dall’altra parte della via, c’è il sottopassaggio delle Gualchiere (macchine per il trattamento delle lane) dove il canale, ora interrato, azionava mulini e macchine con magli per la follatura e il lavaggio delle lane.
Il luogo era denominato anche Opifizio dei mulini perché vi sorgevamo mulini comunali attivi fin dal 1217.

8. Ponte della morte

Proseguendo ci si immette nella riviera Businello attraverso il Ponte della morte, sul canale Businello o di S. Chiara, dietro la chiesa di S. Daniele.
La denominazione è di origine incerta: forse perché situato vicino al cimitero di S. Daniele, o per il crollo avvenuto nel 1422 con l’annegamento di molte persone o, infine, secondo quanto riferiscono le cronache, perché il comune fece giustiziare sul ponte alcuni assassini che nei pressi avevano il loro covo.

9. Orto Botanico

Attraverso via Luca Belludi e via Donatello ci si dirige verso l’Orto Botanico dove il Naviglio interno riceve il canale Alicorno, che proviene dal tronco comune del Bacchiglione, a sud della città e che fu aperto nel 1230 per uso del monastero di S. Giustina.
All’epoca molte vie d’acqua interna venivano aperte, per concessione comunale, ad uso dei monasteri, per azionare mulini ed opifici, per irrigare orti e giardini: ciò denota come fosse diffusa l’utilizzazione delle acque interne nell’economia della città.
Il Ponte del maglio, così denominato perché l’acqua del canale Businello azionava un maglio per battere metalli, sostituito in seguito da un mulino e poi da una macina per polvere pirica, immette nell’Orto Botanico (“Giardino dei Semplici” o “Horti Simplicium”), il più antico al mondo, fondato nel 1545 su richiesta di Francesco Bonafede che allora ricopriva la cattedra di “Lettura dei Semplici” presso l’Università di Padova, per facilitare l’apprendimento ed il riconoscimento delle piante medicinali autentiche rispetto alle sofisticazioni.

10. Ponte dei Papi

Proseguendo fino a Prato della Valle si può raggiungere l’isola Memmia, al centro del Prato, di cui l’architetto Domenico Cerato, per volere di Andrea Memmo, curò la sistemazione alla fine del ‘700.
L’Isola è circondata dalla canaletta la cui acqua giunge dal Bacchiglione, passa presso il bastione di S. Croce e per vie sotterranee arriva in Prato della Valle sul lato sud all’altezza del Ponte dei Papi, dalle quattro statue di papi ad esso prospicenti.
Gli altri tre ponti, ad unica arcata, che immettono nell’isola Memmia sono: il Ponte dei Dogi o di Antenore sul lato nord, il Ponte del Teatro sul lato orientale, il Ponte Amulio sul lato occidentale, costruiti tra il 1785 e il 1794.

11. Via Acquette

Da Prato della Valle portandosi verso via Acquette è possibile ricostruire il percorso del canale Olmo o Acquette, ora interrato.
Esso proveniva dal tronco maestro del Bacchiglione, presso l’Accademia Delia, era stato aperto nel 1218 ad uso del Monastero di S. Maria in Vanzo, proseguiva per via S. Daniele, correva sotto il Ponte dei mulini di Prato della Valle e finiva nel canale di S. Chiara.

12. Ponte S. Gregorio Barbarigo

Percorrendo via Seminario e via Tiso da Camposampiero si giunge al Ponte S. Gregorio Barbarigo, anticamente denominato Ponte ostinato a causa di un violento scontro ivi avvenuto contro il tiranno Ezzelino.
Gregorio Barbarigo, di illustre famiglia veneziana, fu vescovo di Padova e poi cardinale. Nel 1671 fondò il Seminario e poi lo dotò di biblioteca e tipografia, rinomata per le sue edizioni diffuse in tutte il mondo. Il ponte, costruito in legno nel 1210, in pietra nel 1489, fu ricostruito nel 1717 come oggi appare.

13. Ponte dell’Osservatorio

Proseguendo lungo Riviera Tiso da Camposampiero, nel borgo anticamente caratterizzato da numerose taverne e osterie, si giunge in Piazza Delia, dove aveva sede l’Accademia d’armi fondata nel 1608 e trasformata in scuola da cavalleria nel 1801 dopo la caduta della Repubblica di Venezia.
Da qui, attraverso il Ponte dell’Osservatorio, sul canale delle Torricelle, si giunge alla Specola, che sorge sulla Torlonga, a sua volta eretta su una precedente torre del X secolo. Le torri furono commissionate, nel 1242, da Ezzelino all’architetto Egidio Zilio (perciò furono dette anche Zilie) e furono utilizzate come prigioni, dove, pare, fu incarcerato ed ucciso lo stesso Zilio. Dal 1777, per Decreto del Senato Veneto, la torre, su progetto dell’architetto Domenico Cerato, fu trasformata in Osservatorio astronomico.
Il ponte, più volte rifatto, si presenta oggi nella ristrutturazione del 1806.

ITINERARIO N.2 (TEMPO PREVISTO CIRCA 1 ORA E MEZZA).

Lungo il Tronco Maestro

Vie da percorrere: Piazza Accademia Delia, riviera Paleocapa, riviera S. Benedetto, riviera Mussato, via Tolomei, vicolo Ponte Molino, passeggiata del Carmine, via del Carmine, via Giotto, via Matteotti, largo Europa.

Il percorso si snoda lungo il tronco maestro del Bacchiglione che, fra la Specola e il Carmine, scorre nel vecchio alveo del Brenta. È caratterizzato dalle riviere, collegate da numerosi ponti, costeggiate dalle mura medievali, con un tessuto urbano piuttosto fitto che si staglia quasi a scenario della città.

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1. Ponte Paleocapa

Da piazza Accademia Delia (vedi Itinerario n. 1-13) ci si immette in riviera Paleocapa dopo aver attraversato il Ponte Paleocapa, così denominato dall’ingegnere idraulico Pietro Paleocapa che tra il 1850 e il 1863 realizzò al Bassanello lo scavo del canale Scaricatore per raccogliere parte delle acque del Bacchiglione e preservare la città dal costante pericolo di inondazioni.
Costruito in pietra una prima volta dalla Repubblica Padovana nel 1191, era noto come Ponte S. Michele, abbattuto e ricostruito in legno dalla repubblica veneta ad uso di mezzi leggeri, fu rifatto in legno nel 1780 e fu, infine, sostituito con uno in ferro e denominato Ponte Nuovo, dal 1900 Ponte Paleocapa.

2. Ponte Sant’Agostino

Continuando il percorso si incontra il Ponte S. Agostino che sorgeva vicino alla grande chiesa di S. Agostino, demolita nel 1819; otto delle sue colonne doriche furono utilizzate dallo Jappelli nella costruzione del Macello, ora sede dell’Istituto Statale d’Arte “Pietro Selvatico”.
Il ponte, ad unica arcata, fu dapprima costruito in legno e rifatto in pietra nel 1522. Accanto al ponte, sulle mura vecchie, vi era la porta S. Tommaso ancora esistente nel 1600.

3. Ponte San Giovanni delle Navi

Costeggiando ancora il tronco maestro si arriva al Ponte S. Giovanni delle Navi, di origine romana, ma ricostruito nel 1285.
Qui approdavano le barche con le merci provenienti da Este e da Monselice e, presso il palazzo della Dogana, ancora esistente, veniva pagata la tassa o “ripatico” ai canonici della Cattedrale, proprietari della riva. Dopo averlo superato ha inizio riviera S. Benedetto.

4. Ponte Tadi

Si giunge, quindi, al Ponte vicentino, che portava verso la strada per Vicenza, poi denominato Ponte Tadi dall’antica famiglia padovana di cui si hanno le prime notizie nel 1088. Di origine romana, a tre arcate, il ponte fu ricostruito nel 1300.

5. Ponte di ferro

Proseguendo si raggiunge il Ponte di ferro, pedonale, costruito dapprima in legno nel medioevo e poi in pietra nel 1551, poi sostituito con uno in ferro nel 1828 e infine con quello attuale nel 1881, opera della fonderia Rocchetti.
Immette in via Patriarcato, nel quartiere fatto costruire nel 1220 dal Patriarca di Aquileia per dare alloggio alle famiglie povere della contrada.

6. Ponte San Leonardo

Dopo aver attraversato il Ponte di Ferro, si percorre l’ultimo tratto in cui riviera Mussato corre parallelamente a riviera S. Benedetto, si attraversa corso Milano e, continuando, si raggiunge Ponte S. Leonardo.
Costruito intorno al 1140, ricostruito nel 1283 e restaurato nel 1467, il ponte era vicino alla chiesa di S. Leonardo con annesso ospedale e riviera, dal ‘900 diventa via Savonarola.

7. Ponte Molino


Proseguendo per via Tolomei si raggiunge Ponte Molino, di origine romana, 40-30 a.C., a cinque archi, lungo 50,40 metri e largo 9,20 metri.
Nel 1300, pare vi fossero attivi 34 mulini per la macina dei cereali, 24 nel ‘700, soppressi nel 1883. Alla fine dell’800, cessata l’attività degli opifici, lungo il gomito del canale che da via Mugnai andava verso il ponte del Carmine si disponevano le lavandaie, offrendo una nota particolarmente pittoresca.

8. Ponte del Carmine

Dopo il Ponte del Carmine, costruito dai Carraresi nel 1773, o dei Pelletieri, perché sito nel rione dove si conciavano e tingevano le pelli (quartiere Conciapelli), il tronco maestro riceveva il Canale Bovetta. Interrato nel 1895, il canale era stato costruito da Alberto da Caligine perciò era noto anche col nome di Caligine.
Nasceva presso Ponte S. Leonardo, costeggiava la Chiesa del Carmine, attraversava via Beato Pellegrino, con percorso tortuoso irrigava orti e giardini, azionava folloni e magli e finiva al ponte delle Grade del Carmine che era munito di grela o inferriata per impedire il contrabbando di merci. Il nome Bovetta proveniva dalla bova o bovolo, vortice, mulinello, perché le acque erano vorticose.

9. Ponte delle Grade del Carmine

Il Ponte delle Grade del Carmine collega via Giotto con via del Carmine. Fu costruito in continuità delle mura cinquecentesche e ristrutturato in parte nel 1788.

10. Conca delle Porte Contarine

Superata via Giotto, si raggiunge la Conca delle Porte Contarine dove, alla confluenza del tronco maestro con il Naviglio, ha inizio il canale Piovego, scavato nel 1204 per creare una via d’acqua diretta con Venezia.
Dal porto fluviale esterno o Portello partivano i Burchielli e le barche “padovane” per il trasporto dei passeggeri e delle merci verso Venezia. Il viaggio iniziava a mezzanotte e si compiva verso le otto del mattino. Scavato il canale su terreno di proprietà Contarini, nel 1283 furono costruite le porte di sostegno e nel 1526, su ideazione di Jacopo Dondi dell’Orologio, fu ricavata la conca idraulica; essa si basava sul principio leonardesco della variazione di livello dell’acqua per consentire l’entrata delle barche fino al Naviglio, ora interrati. L’oratorio con campanile, eretto nel 1723, è dedicato alla Madonna dei barcari.

11. Riviera Mugnai


Si è vicinissimi alla riviera Mugnai, già riviera della Punta, dall’angolo acuto formato dal canale prima di giungere alle porte Contarine.
Il ponte che congiungeva alla riviera Baldomandi, abbattuto nel 1908, era denominato alla Regina perché, secondo la leggenda, una regina d’Etiopia passando sul ponte fu presa dai dolori del parto e diede alla luce una bambina bianca.
In questa parte del percorso, che completa l’itinerario, si hanno le testimonianze più massicce delle notevoli modificazioni subite dall’ambiente naturale e dal tessuto urbano: interrato il canale tra il 1957-60, scomparse riviera Beldomandi, via Conciapelli, via Brancaleone, via della Punta, via S. Tomio (Tommaso) e il tratto orientale di riviera Mugnai ad esse sono stati sostituiti largo Europa, piazzetta Sartori e piazza Conciapelli.

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